L'opinione pubblica nella guerra d'Algeria
La Francia, l'Italia, il mondo. Le percezioni e gli schieramenti di un conflitto coloniale
Le origini del conflitto
La guerra d’Algeria nacque dall’oppressione coloniale secolare e dalle riforme che non arrivarono mai. La Francia occupava l’Algeria dal 1830 e non la considerava una colonia bensì un prolungamento del territorio nazionale. Su 9 milioni di algerini musulmani dominavano circa un milione di coloni europei, i pieds-noirs, che concentravano nelle proprie mani il potere politico ed economico.
Il punto di non ritorno fu il maggio 1945. A Sétif e nelle regioni circostanti, manifestanti algerini che chiedevano l’indipendenza vennero repressi dall’esercito francese con una violenza che causò migliaia di morti. Il massacro radicalizzò i movimenti nazionalisti e rese impossibile qualsiasi prospettiva di integrazione.
Dieci anni dopo, nel contesto della decolonizzazione globale e della guerra fredda, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), fondato da Ahmed Ben Bella, organizzò una serie di trenta attentati simultanei contro obiettivi militari nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1954. Quella data, entrata nella memoria come Toussaint Rouge, segnò l’inizio della guerra.
L’opinione pubblica francese
Nei primi due anni del conflitto, 1954-1956, la società francese era poco informata e abbastanza acquiescente rispetto al mantenimento del dominio coloniale. L’Algeria era, nell’immaginario collettivo, un pezzo di Francia.
La svolta avvenne con la battaglia di Algeri del 1957. Le rivelazioni sulle torture sistematiche e sulle brutalità dell’esercito contro la popolazione musulmana provocarono un’ampia riprovazione. A sinistra, sempre più intellettuali appoggiarono la battaglia del popolo algerino, denunciarono le violazioni dei diritti umani e presero le distanze dall’Eliseo e dall’esercito, accusato di essere “un coacervo di torturatori senza onore”. Al tempo stesso, migliaia di famiglie di coscritti e riservisti avevano già patito perdite dirette, e quella sofferenza alimentò un’opposizione crescente alla guerra.
Sul fronte opposto, i pieds-noirs e settori influenti dell’esercito difendevano con intransigenza l’”Algeria francese”, temendo un abbandono analogo a quello dell’Indocina. Nel 1958, molti francesi videro nel ritorno al potere del generale De Gaulle la possibilità di una soluzione. Nel corso degli anni, divenne sempre più accettata l’idea che l’Algeria avesse diritto all’indipendenza. La guerra si concluse nel 1962 con gli accordi di Évian e la nascita dello Stato algerino.
La dimensione internazionale
Sul piano internazionale, la Francia si trovò isolata. Dal 1955, l’Assemblea Generale dell’ONU si trasformò ogni anno in un tribunale contro la Francia, per ottenere l’indipendenza dell’Algeria. Se sul piano militare l’esercito francese riuscì a contenere i ribelli del FLN, sul piano della propaganda internazionale il FLN ottenne una vittoria totale, trasformando il conflitto nel simbolo mondiale della lotta contro l’imperialismo.
Alla Conferenza di Bandung del 1955, che riunì 29 paesi afro-asiatici appena usciti dal colonialismo, il FLN ottenne riconoscimento come rappresentante legittimo dell’Algeria. La conferenza condannò ogni forma di oppressione coloniale e stabilì il principio di autodeterminazione dei popoli. Il Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA) fu poi riconosciuto dai paesi arabi, dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Unione Sovietica e dai paesi del blocco orientale.
Le posizioni del FLN trovarono consenso tanto nel blocco occidentale, in virtù del principio di autodeterminazione, quanto in quello sovietico, per la carica antiimperialista del movimento. L’Algeria diventò un caso esemplare della decolonizzazione, e il conflitto contribuì in modo determinante al crollo degli altri imperialismi coloniali del dopoguerra.
L’Italia
La posizione dell’Italia fu complessa e contraddittoria, segnata dalla frattura tra la diplomazia ufficiale e il paese reale. Il governo si allineò alla tesi francese sul carattere “interno” degli événements, per non compromettere le relazioni con Parigi; le relazioni diplomatiche con l’Algeria furono stabilite solo nel 1962, dopo l’indipendenza. Ma mentre Roma taceva, l’Italia agiva per altri canali. Enrico Mattei, presidente dell’ENI, fu un fervente sostenitore dell’indipendenza algerina e contribuì alla causa del FLN, gettando le basi di una futura cooperazione energetica.
L’opinione pubblica italiana era favorevole all’indipendenza, come avrebbe ricordato Piero Angela, era “il vento della Storia che soffiava verso quella direzione”, e giornalisti come Giovanni Pirelli, Bernardo Valli e Giangiacomo Feltrinelli si impegnarono nell’internazionalizzazione della causa algerina. Nel 1966, quattro anni dopo la fine della guerra, Gillo Pontecorvo avrebbe consegnato alla memoria collettiva mondiale La battaglia di Algeri, co-produzione algero-italiana diventata riferimento universale per ogni lotta di liberazione.
Algerian War - Wikipedia - Britannica


