Nicola Gratteri e l'asimmetria degli interessi negli schieramenti referendari
Secondo il procuratore: «Voteranno per il “no” le persone perbene. Voteranno per il “sì” gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti centri di potere che temono una giustizia efficiente».
In una intervista al Corriere della Calabria, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha dichiarato: Voteranno per il “no” le persone perbene che credono nella legalità come valore per il cambiamento. Voteranno per il “sì”, ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».
Sebbene, si riferisse al contesto calabrese, la frase è stata amplificata sui media come se fosse riferita all’intero contesto nazionale, in piena campagna referendaria. Naturalmente, è stata male accolta dai sostenitori del SI, che si sono sentiti squalificati come persone coinvolte nel malaffare. Anche noi siamo persone per bene, dicono i favorevoli alla separazione delle carriere, votiamo si, perché siamo garantisti, vogliamo un processo equilibrato, un giudice terzo non influenzato dall’accusa, ci ispiriamo al modello accusatorio di altri civilissimi paesi in Europa e negli Stati Uniti.
Vero che la presenza di tante persone per bene nel fronte del SI, non esclude la presenza delle persone indicate da Gratteri, il quale non ha voluto definire l’insieme del fronte del SI, ma solo un suo sottoinsieme. Anche così, però, la posizione di un favorevole benintenzionato alla separazione delle carriere migliora solo in parte, perché fa la figura dell’ingenuo o dell’utile idiota al servizio involontario di centri di potere opachi e criminali.
Quel giudizio poi ha il suo peso perché arriva da Nicola Gratteri, il procuratore generale di Napoli, con una storia, il cui valore è difficile da negare anche da parte dei suoi detrattori. Un “magistrato di frontiera” che ha scalato i vertici istituzionali mantenendo un linguaggio schietto e spesso privo di mediazioni diplomatiche. Nato a Gerace, nel cuore della Locride, Gratteri vive sotto scorta dal 1989. Ha dedicato l’intera carriera a combattere le organizzazioni criminali calabresi, di cui è considerato uno dei massimi esperti mondiali. La sua profonda conoscenza dei legami tra narcotraffico, massoneria e poteri economici lo ha reso un punto di riferimento per le polizie internazionali. Dopo oltre trent’anni trascorsi in Calabria, dove ha guidato la Procura di Catanzaro coordinando operazioni storiche (come Rinascita-Scott), nel 2023 è diventato Procuratore Capo di Napoli, la procura più grande d’Italia. Il suo arrivo a Napoli è stato visto come un segnale di forte determinazione non solo contro la camorra, ma anche contro le infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione.
Tuttavia, a parte l’autorità del magistrato, che di per sé non è una dimostrazione, e al netto della ruvidezza delle sue affermazioni, che possono polarizzare ancora di più la campagna referendaria, il punto è dolente per il fronte del SI, perché sbatte contro una domanda: l’affermazione di Nicola Gratteri è confutabile sul piano fattuale? Purtroppo, no. Nella composizione dei due fronti referendari esiste un’asimmetria di interessi.
È vero che nel fronte del SI convergono tante persone mosse da valutazioni politiche, giuridiche, costituzionali, che pensano in buona fede di determinare un miglioramento. Vogliono sostenere un governo in cui credono, cambiare il rapporto tra il potere politico e il potere giudiziario in un modo che pensanopiù democratico, modificare l’equilibrio tra accusa e difesa nel processo in termini che reputano più garantisti. Ciò detto, è indubbio che nel loro schieramento convergono anche persone mosse dalla volontà conveniente di sottrarsi alla giustizia, come indagati, inquisiti eccellenti, legate agli ambienti della corruzione politica e della criminalità organizzata.
Mentre nel fronte del NO, la pluralità delle motivazioni, che vanno dalla difesa dell’indipendenza della magistratura all’opposizione al governo, considerando anche probabili interessi corporativi dei magistrati, comprende solo persone “per bene”, ossia nessun individuo o gruppo mosso da interessi illegittimi. Squadernare questa verità forse non è elegante nei confronti degli avversari, però è la verità e non dichiararla significa rinunciare ad esercitare, oltre che un diritto, anche un dovere di allerta sociale.



gratteri è indifendibile