Da agenzia a milizia: come Trump ha trasformato l’ICE
Uno strumento impunito di repressione interna che genera violenza, arresti indiscriminati, detenzioni in condizioni di tortura, omicidi.
Donald Trump ha trasformato l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) da agenzia amministrativa incaricata dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione a strumento politico centrale della sua strategia di “tolleranza zero”. Fin dal primo mandato (2016-2020), l’amministrazione Trump ha ridefinito il ruolo dell’agenzia: non più concentrata sui reati gravi, ma impegnata in una repressione generalizzata dell’immigrazione irregolare (e non solo), orientata alla deterrenza attraverso la paura.
Separazione delle famiglie
Stephen Miller, consigliere chiave della Casa Bianca, ha progettato e imposto questa svolta. Nel 2018, sotto la sua direzione politica, l’amministrazione Trump ha introdotto la separazione sistematica delle famiglie al confine. Le autorità federali hanno perseguito penalmente i genitori che attraversavano la frontiera, li hanno incarcerati e hanno sottratto loro i figli. L’HHS ha classificato quei bambini come “minori non accompagnati” e li ha trasferiti in strutture federali. Migliaia di bambini sono finiti in gabbie metalliche; l’amministrazione Trump non ha creato alcun sistema efficace per tracciare i legami familiari, rendendo impossibile per mesi il ricongiungimento di centinaia di famiglie.
Raid di massa
Trump ha poi esteso l’uso dell’ICE ben oltre le pratiche delle amministrazioni precedenti. L’agenzia ha iniziato a condurre raid di massa nei luoghi di lavoro e nelle comunità locali, senza distinguere tra persone con precedenti penali e lavoratori irregolari. Nel 2019, in Mississippi, l’ICE ha arrestato 680 persone in un solo giorno in diversi impianti di lavorazione della carne. Quelle operazioni hanno lasciato decine di bambini soli, senza genitori, al ritorno da scuola. Gli agenti hanno ricevuto ordini espliciti di arrestare chiunque si trovasse sul posto durante un’operazione, anche quando non figurava nei mandati: i cosiddetti *collateral arrests*.
Luoghi sensibili
L’amministrazione Trump ha inoltre autorizzato l’ICE a operare in contesti fino ad allora considerati protetti. Gli agenti hanno effettuato arresti nei tribunali, nelle scuole, negli ospedali, violando le politiche locali delle *Sanctuary Cities*. In molti casi, l’ICE ha arrestato persone che si presentavano in tribunale per testimoniare o per sbrigare pratiche civili. Giudici e associazioni legali hanno denunciato l’effetto diretto di queste operazioni: la riduzione della collaborazione con la giustizia e l’aumento della paura nelle comunità immigrate.
Condizioni di detenzione
Trump ha contemporaneamente ampliato il sistema di detenzione. La sua amministrazione ha favorito la gestione privata dei centri e ha tollerato il sovraffollamento cronico. Rapporti dell’ispettore generale hanno documentato cibo avariato, carenze mediche gravi e uso sistematico dell’isolamento. In Georgia, un’infermiera ha denunciato l’esecuzione di isterectomie non necessarie e non consensuali su donne detenute. Le autorità federali hanno aperto un’indagine solo dopo l’esplosione pubblica dello scandalo.
La radicalizzazione nel secondo mandato
Nel secondo mandato di Trump (2025-2026), questa traiettoria si è radicalizzata. L’amministrazione ha usato l’ICE non più solo come strumento di enforcement, ma come leva per forzare la resistenza degli stati e delle città governate dai democratici. Analisti e osservatori hanno descritto l’agenzia come una forza federale con funzioni para-militari. Il Minnesota, e in particolare Minneapolis e St. Paul, è diventato il principale teatro di questa escalation.
L’omicidio di Renee Good
A Minneapolis, un agente dell’ICE ha ucciso Renee Nicole Good, cittadina statunitense di 37 anni, madre di tre figli e osservatrice legale. Mentre cercava di allontanarsi in auto da una zona di operazioni, un agente ha aperto il fuoco, colpendo il parabrezza. Renee Good è rimasta viva per diversi minuti dopo gli spari. Gli agenti hanno impedito a un medico presente sul posto di prestare soccorso, ritardando l’intervento di oltre dieci minuti. Il sindaco Jacob Frey e il governatore Tim Walz hanno smentito la versione federale di legittima difesa e hanno parlato apertamente di violenza gratuita.
Operazioni contro persone vulnerabili

Durante una protesta del 13 gennaio, agenti dell’ICE hanno infranto il finestrino dell’auto di una donna autistica e disabile e l’hanno trascinata fuori con la forza mentre lei chiedeva di poter andare dal medico. L’ICE l’ha accusata di ostruzione. A St. Paul, gli agenti hanno prelevato un cittadino americano dalla propria abitazione e lo hanno trascinato all’esterno, al freddo intenso, in biancheria intima. Solo in seguito hanno ammesso l’errore: l’uomo che cercavano si trovava in prigione dal 2024.
Arresti di minori usati come esca

A Columbia Heights, agenti dell’ICE hanno fermato Liam Ramos, cinque anni, insieme al padre mentre tornavano da scuola. Secondo la sovrintendente scolastica, gli agenti hanno costretto il bambino a bussare alla porta di casa per verificare la presenza di altri familiari, utilizzandolo di fatto come esca. L’ICE ha trasferito padre e figlio d’urgenza in un centro di detenzione in Texas. In un’operazione simile, agenti federali hanno detenuto anche una bambina di due anni, confermando una strategia di arresti familiari per accelerare le deportazioni.
L’omicidio di Alex Jeffrey Pretti
La repressione ha colpito anche chi protestava. A Minneapolis, agenti federali hanno ucciso Alex Jeffrey Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni. Video girati dai passanti mostrano Pretti mentre cerca di proteggere alcune donne durante una carica. Le immagini indicano che gli agenti lo avevano già disarmato e immobilizzato a terra quando hanno esploso tra gli otto e i dieci colpi fatali. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che Pretti abbia opposto resistenza violenta, ma i video mostrano un agente che si allontana con la pistola di Pretti prima dell’inizio degli spari.
Morti sotto la custodia dell’ICE
Nel secondo mandato di Trump, il numero di morti attribuite all’operato dell’ICE ha raggiunto livelli senza precedenti. Nel 2025 si sono registrati almeno 32 decessi, l’anno più letale dal 2004. Nei primi quattordici giorni del gennaio 2026, l’ICE ha già accumulato altri cinque morti, portando il totale complessivo oltre quota 35. L’agenzia ha spesso classificato questi decessi come “morte sotto indagine” o “suicidio”.
Autopsie indipendenti hanno smentito diverse versioni ufficiali. In Texas, il medico legale della contea di El Paso ha stabilito che Geraldo Lunas Campos è morto per asfissia mentre le guardie lo tenevano bloccato a terra in isolamento. Un testimone interno ha dichiarato di aver visto gli agenti strangolarlo. Nel caso di Victor Manuel Diaz, morto il 14 gennaio 2026 nel campo tendato di Fort Bliss, l’ICE ha parlato di suicidio. Familiari e attivisti contestano questa ricostruzione e denunciano le condizioni degradanti del trasferimento e della detenzione.
Indagini indipendenti hanno individuato tre pratiche ricorrenti. Primo: l’ICE trasferisce rapidamente i detenuti feriti o in condizioni critiche tra diversi stati per frammentare le indagini. Secondo: l’agenzia usa l’isolamento come strumento punitivo, creando le condizioni psicologiche per il collasso e poi scaricando la responsabilità sui detenuti. Terzo: agenti dell’ICE continuano a usare prese al collo vietate, che interrompono la respirazione; in molti casi, i primi referti mascherano gli effetti letali di queste tecniche.
La dottrina dell’impunità
Trump e la sua amministrazione hanno risposto alle critiche consolidando una dottrina dell’impunità. Il presidente e il vicepresidente JD Vance hanno etichettato sistematicamente le vittime come criminali o agitatori, anche quando video e testimonianze li smentivano. Vance ha giustificato l’arresto di bambini di cinque anni attribuendo la responsabilità ai genitori. Il Dipartimento di Giustizia ha reagito alle denunce del Minnesota inviando mandati di comparizione al governatore Walz e al sindaco Frey, accusandoli di ostruzione. L’amministrazione Trump ha inoltre minacciato più volte di invocare l’Insurrection Act per reprimere le proteste.
Questa sequenza di decisioni definisce una nuova fase della politica interna americana. Trump non ha usato l’ICE per applicare una legge, ma per imporre una visione politica che considera i diritti civili, i limiti costituzionali e l’autonomia degli stati come ostacoli. L’ICE non agisce più come un’agenzia per l’immigrazione: Trump l’ha trasformata nel braccio armato di una strategia di repressione interna.




