Alla destra fossile basta il condizionatore
In Europa, la crescita delle temperature superiore alla media globale, combinata con la crescita della popolazione anziana, aumenta il rischio di morire per le ondate di calore.
Finora ho sempre preferito l’estate all’inverno. D’inverno mi deprimono le giornate buie e nebbiose, mi si congelano le mani, mi si taglia la pelle, mi prendo l’influenza (anche se non mi accade ormai da tre anni). D’estate ho caldo, ma il tepore è persino piacevole, sebbene l’afa sia antipatica, si asciuga tutto in fretta e non mi succede niente di male. Finora. Da qualche anno, però, l’inverno è diventato più mite, l’estate più rovente. In certe settimane estive non ho voglia di far nulla, non riesco a leggere, né a scrivere, salto la ginnastica, e penso sia pericoloso uscire di casa. Non sopporto i vestiti addosso. Odio l’aria condizionata, in casa non ce l’ho e la farei disinstallare dal luogo di lavoro. Quando entro in un supermercato mi viene quasi un malore.
L’aria condizionata rischia di diventare la proposta per adattarci al riscaldamento climatico (global warming). Nome oscurato dall’amministrazione Bush jr. dal 2002 con la divulgazione di mutamento climatico (climate change), perché meno allarmante, più neutro. Ed anche perché le amministrazioni repubblicane, come molte destre nel mondo, sono le più legate agli interessi delle compagnie petrolifere, quindi più predisposte al negazionismo climatico. In particolare alla negazione dell’effetto serra causato dal consumo di combustibili fossili. Bruciare gas e petrolio emette anidride carbonica nell’aria. L’anidride carbonica lascia filtrare il calore solare in entrata, ma lo trattiene in uscita. L’atmosfera si carica di energia e le temperature medie aumentano. Il processo è irreversibile nei secoli a venire. Il clima non potrà raffreddarsi. Si potrà solo impedire o contenere l’aumento del caldo. Americani e giapponesi e sudcoreani si adattano con l’aria condizionata, dove se lo possono permettere. Gli europei resistono, ma forse non per molto.
In Francia, il Rassemblement National propone un piano nazionale di climatizzazione da 40 miliardi di euro in dieci anni. Può essere opportuno climatizzare con moderazione scuole, ospedali e case di riposo. Ma fare dell’aria condizionata d’estate l’equivalente del riscaldamento d’inverno è una prospettiva assurda, comunque una falsa soluzione. Vorrebbe dire aumentare i costi energetici. Avere black-out più frequenti. Moltitudini di edifici che riversano il caldo all’esterno, rendendo le strade ancora più torride. Sbalzi termici ogni volta che passiamo da un luogo all’altro. Vestiti con maglioni al ristorante, in pullman, in ufficio. Ma soprattutto, vorrebbe dire aumentare ancora di più le emissioni di gas serra in atmosfera. Sarebbe, inoltre, una forma di adattamento privatizzato. Protegge meglio chi ha case isolate, chi può pagarsi bollette elevate, chi lavora negli uffici. Ma non chi lavora all’aperto, nei campi, nei cantieri, sulle impalcature, chi vive in quartieri di periferia, luoghi di asfalto senza ombra, senza verde.
Disgraziatamente, le forze politiche in ascesa in Europa, le destre populiste e sovraniste, hanno questa impostazione. Negano o minimizzano l’effetto serra. Marchiano come ideologico l’ambientalismo. Attaccano le politiche green, che sarebbero costose per la classe media e lavoratrice e rovinose per la nostra industria. Come se continuare a dipendere da carbone, gas e petrolio fosse gratis e aprisse prospettive di sviluppo. Questa destra, legata agli interessi dell’industria fossile, mantiene l’industria legata al consumo di idrocarburi. È la destra fossile. Questo è un guaio, come lo è stato per la pandemia, perché polarizza ideologicamente una questione che dovrebbe essere valutata solo in termini scientifici. Così, sostenere la transizione energetica ed ecologica è di sinistra, opporsi, ostacolarla è di destra. Trump funziona come autorizzazione globale per questa deriva, mentre gli ambientalisti si percepiscono minoranza, forse anche quando sono maggioranza.
Dall’ultima decade di maggio 2026 ci sono state almeno due ondate di calore che hanno investito l’Europa. Secondo l’OMS, dal 21 giugno, sono morte 1300 persone per il caldo. Una stima del ricercatore Christopher Callahan (Indiana University) valuta 20 mila vittime europee a giugno. Ne muoiono ancora di più per il freddo, anche per via dei senza tetto, ma il rapporto tende a invertirsi. Nei soli ultimi quattro anni, il caldo estremo ha provocato più di 200.000 morti in Europa. Il numero di allerte giornaliere per caldo estremo è cresciuto del 318% rispetto agli anni Novanta. Il progressivo invecchiamento della popolazione europea aumenta i soggetti a rischio. Ma è nella stessa Europa che le temperature accelerano. Più 0,56 gradi per decennio dagli anni ‘90. Il doppio della media globale.


